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Innovazione tecnologica in Italia. Il web è vitale

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Innovazione tecnologica, a che punto siamo? Il rapporto Istat “Cittadini, Imprese e ICT” relativo al 2017, rileva un impiego sempre più diffuso ed evoluto di internet e tecnologie digitali nelle attività economiche e nelle famiglie, ma il nostro paese si espande più lentamente di altri nel web e resta ancora un (lungo) passo indietro rispetto alle medie europee.

Qualche numero che rende chiaro il livello di innovazione tecnologica in Italia: il 65,3% degli italiani di 6 anni e più si è connesso alla Rete negli ultimi 12 mesi (era il 63,2% nel 2016), mentre circa il 47,6% vi accede tutti i giorni. In un anno, gli internauti che fanno acquisti online sono passati dal 50,5% al 53,0%. Ma anche se continua ad aumentare la quota di imprese che vendono online (+12,5%) solo il 10% (media UE 16%) di quelle che hanno un sito web (72%) fanno attività di eCommerce e intanto gran parte del commercio elettronico italiano passa per lo più attraverso i retailer e marketplace stranieri (Amazon, eBay…).

L’Italia, quindi, accusa ancora un notevole ritardo rispetto agli altri paesi europei, soprattutto per l’acquisto e la vendita di beni e servizi online. I conti sono presto fatti: in Italia ci sono circa 4 milioni di siti web, ma dato che le partite Iva attive sono 6,2 milioni, il risultato è che ancora diversi milioni di aziende italiane non sono presenti sul web. Questi numeri, in pratica, ci dicono che non c’è ancora una “coscienza digitale” tra le imprese, in particolare tra le PMI, oltre a professionisti e artigiani.

Dal Rapporto e-commerce 2017 diffuso da BEM Research, intitolato “Luci e ombre del commercio online in Italia“, emerge che il giro d’affari italiano, anche se aumentato (passando dai 21 miliardi di euro del 2015 ai 26 miliardi del 2016), sul mercato europeo stimato 625 miliardi di euro vale solo una quota del 4,2%. Il ritardo italiano risulta quindi ancora molto ampio e Germania, Francia e Spagna evidenziano quote di mercato ben più ampie della nostra (rispettivamente 16,4%, 10,1% e 6,4%).


Innovazione tecnologica: il web non si ferma

Internet continua a espandersi e la digitalizzazione avanza senza sosta: a tutt’oggi (22 aprile 2018) globalmente ci sono oltre un miliardo e ottocento milioni di siti web attivi, gli utilizzatori della Rete quasi quattro miliardi mentre quotidianamente partono 130 miliardi di email e ogni giorno si fanno quattro milioni di ricerche su Google (dati su internetlivestats.com). Il mercato che devono e possono affrontare le imprese italiane è sterminato ed essere presenti sul web è vitale per la loro stessa sopravvivenza.

Internet offre adesso opportunità strabilianti e impensabili fino a pochi anni fa per vendere online e ampliare il mercato di riferimento. La corsa è cominciata da un po’, ma paradossalmente il ritardo italiano ha l’occasione di trovarsi di fronte a praterie digitali mature e dotate di soluzioni adeguate – messe a punto negli ultimi anni – che oggi possono offrire uno straordinario vantaggio competitivo per aprire e consolidare canali di comunicazione e di business online.

Innovazione tecnologica

Dal punto di vista dell’offerta, nel 2016 le imprese italiane – grandi, medie e piccole – con almeno 10 dipendenti, che hanno ricevuto un ordine online sono state appena l’8%, mentre la media della Zona Euro si attesta al 18%. Il divario tra Italia ed Europa si accentua ulteriormente se si considera che tra queste imprese il fatturato prodotto mediante Internet dalle PMI è stato pari al 6% del totale. Questo accade non per scarse capacità industriali ed economiche, ma solo e soltanto perché le nostre imprese non hanno una sana e adeguata presenza sul web e – cosa più grave – non sentono ancora l’esigenza “culturale” di averla.

Visto e considerato che le piccole e medie imprese rappresentano il tessuto economico italiano, esse devono essere spinte a creare una corretta presenza in Rete accompagnata da adeguate strategie di comunicazione e di marketing online.


Innovazione tecnologica: Le PMI alla sfida del web

C’è una classifica della Commissione Europea che annualmente racconta lo stato di digitalizzazione dei paesi dell’Unione (ec.europa.eu/digital-single-market/en/desi). La classifica è data dall’Indice Desi (Digital Economic and Society Index) che, nell’ultimo rapporto datato 2017, pone l’Italia ferma al 25esimo posto su 28, davanti solo a Grecia, Romania e Bulgaria.

E questo nonostante negli ultimi anni siano stati effettuati cambiamenti sulle infrastrutture, nella pubblica amministrazione e in alcuni processi interni relativi alla produzione di beni e servizi da parte delle imprese italiane. Dai primi dati Eurostat, su cui si baserà il Desi 2018, emerge una situazione europea stazionaria, con la conferma dell’arretratezza delle PMI europee, e un ritardo italiano rimasto intatto nonostante varie iniziative governative, supporti di carattere istituzionale e incentivi fiscali.

Il tema del ritardo delle PMI italiane sul digitale dipende in gran parte dal basso livello di competenze dei manager e degli imprenditori. Si tratta, in genere, di aziende spesso familiari o poco più che familiari, che ancora non hanno saputo cogliere appieno la rivoluzione che il web ha comportato: bisogna che comprendano le logiche e le opportunità della comunicazione digitale e saperle mettere a frutto come strumenti di sviluppo, ormai imprescindibili, del proprio business. Non c’è più tempo da perdere. Secondo lo studio “Future of Business” condotto da Facebook in collaborazione con l’Ocse e la Banca Mondiale, il digitale è la chiave di volta dello sviluppo commerciale delle PMI specialmente per quanto riguarda le esportazioni.


Si aprono nuovi mercati per il Made in Italy, si richiedono nuove competenze ai lavoratori, si trasformano prodotti e processi. Se il benessere passa dallo sviluppo e lo sviluppo passa dalle imprese, aiutarle a diventare sempre più digitali significa aiutare il Paese. L’economia digitale è una sfida per tutti: non ci sono scorciatoie o alternative”.

(Marco Gay, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, “Forum dell’economia digitale”)


Piattaforme e tecnologie cambiano sempre più frequentemente, in una corsa inarrestabile che rende necessario adeguarsi rapidamente alle innovazioni e ai nuovi modelli e strumenti di business che ormai dettano le leggi del mercato, non solo online. Fino a pochi anni fa, per esempio, la vetrina aziendale sul web era sufficiente per sentirsi – e mostrarsi – innovativi e aggiornati, ma il cambiamento così rapido di contesto oggi rende un progetto web obsoleto dopo sei mesi se non viene migliorato, aggiornato e adeguato a un ecosistema in continua evoluzione. L’innovazione tecnologica è fondamentale.

Pensiamo per esempio alla velocità con la quale vengono perfezionate e sviluppate le piattaforme, alle nuove esigenze che possono emergere nei clienti, alla nascita di nuove tecnologie o dispositivi: pare impensabile, ma tutto può venire stravolto in tempi brevi. Si tratta di un’accelerazione a cui è conveniente arrendersi e con cui ormai è necessario imparare a convivere, in quanto si tratta di una caratteristica intrinseca dei progetti digitali e di quelli innovativi.


Innovazione tecnologica: web strategico per stare sul mercato

Bisogna, quindi, accettare l’idea che, paradossalmente, la nuova costante è il cambiamento: non è più possibile considerare un progetto come realtà immutabile. Non si tratta infatti solo di strumenti, ma di approccio e cultura. Il cambiamento culturale richiesto è tutto focalizzato sull’importanza strategica del sito web, che deve necessariamente essere orientato alla comunicazione, al marketing, all’eCommerce. Come abbiamo visto, un sito web è ancora percepito come un “accessorio” eventuale dalla maggioranza delle PMI, mentre, al contrario, è ormai una necessit inderogabile.

Attenzione: non è una questione di budget. Sul web ognuno può costruire un suo percorso, adeguato alle proprie possibilità di investimento, modulato su quanto necessario al proprio business. Un sito web non richiede investimenti eccessivi, ma è fondamentale affidarsi a esperti professionisti e poi tenerlo aggiornato e ottimizzato in modo continuativo, aperto al dialogo con clienti effettivi e con quelli potenziali, indicizzandolo a dovere su Google con appropriate attività.

Il sito può inoltre essere costantemente e facilmente monitorato, grazie agli strumenti messi a disposizione dal web, per verificare con assoluta precisione come si spende il proprio denaro, quante persone ci trovano, cosa cercano, cosa acquistano, cosa leggono e cosa non leggono, eccetera. Ed è proprio l’attenzione costante e minuziosa ai dettagli a fare la differenza: una presenza online improvvisata e approssimativa è più dannosa dell’assenza. Stay tuned, Gestione WP.

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